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Descrizione
All'epoca le vergini venivano collacate in matrimonio con lo sposo dalla famiglia con promessa di consegna della dote valutata in ducati. Per Olimpia Iacenna nel 1726, il padre e la madre consegnarono al marito Natale Matarazzo di Avellino una dote di 130 ducati, cioè docati venti di panni di lino, lana, ed oro lavorato, e poi docati centodieci sine fu assegnata una casa di tre stanze, con orto e largo avanti nel Casale della Valle di Mercogliano. Prima di dare concedere la mano di una figlia, il genitore era tenuto a preparare la nota delli panni di sposa, cioè la dote della vergine. Questo accadeva per Pietrastornina, paese situato a monte della Valle di Benevento. In un atto del 1735 del notaio Ragucci è accluso un appunto del padre di Nicoletta Salvi che dà la figlia in moglie a Francesco Lambiasi di Napoli, scrivendo un breve memorandum della dote. Egli fa una nota delle robbe che si porta Nicoletta mia figlia in Napoli per il suo matrimonio col Signor Francesco Lambiasi elencando un vestito con struscio giallo nuovo, altro vestito sottanetto di damasco rosso di color amaranto nuovo, un busto di pioppo ricamato novegno, una toleschina di damasco, un drappo ricamato per un copertino, sei camiscie, quattro maccatora bianche nuove, e due altra di velo di seta usate. L'uomo beneventano vestiva in modo semplice, con pantalone e camicia bianca; la donna con abito scarlatto con fregi ai polsi. Fin dal 1674, sul Partenio, si conosceva anche il secreto del Signor Principe della Pietra Sturnina acciò partorisca subito una donna, fu svelato solo nel 1674. Fu tramandato dal notaio Gaita di Montefusco alle popolazioni della Montagna. Egli stesso suggerisce: se scrive il seguente; et potendosile la donna inghiuttire sarebbe meglio, ò vero si la lega così la donna, et vi la ponghi sopra del ventre che partorirà; et a Deus. Questa la filastrocca da recitare al momento opportuno: Anna peperit Mariam, Maria peperit Salvearem creature exi foras, quia Christy te vocat, Christy veghat, Christy venit, Christi imperat, Christi xe ab omni molo defendat. Ma il notaio aveva sperimentato anche un rimedio contro il freddo, quello che stavolta chiama secreto per la quartena Deus. Bastava bere un ottimo bicchiere di vino greco con della polvere di ventricello di gallina essiccato. Se l'esperimento falliva una prima e seconda volta lo si poteva ripetere una terza volta che sicuramente sarebbe riuscito. Garantito dal notaio Giordano di Montefusco: - Dal ventre della gallina la pelle di dentro lo ventricello si secca, et si ne fà polve pestata, et poi se ne dà quanto copre un' tre cavalli al patiente dentro d'un bicchiero di greco perfetto, et si la dà all'hora quando il patiente sa conosce che sta per venire il freddo seu patere; et sì conoscendo che habbia colpito alla prima; seguiti per tre volte, è exeperimentato. I costumi ufficiali maschili sono rappresentati dall'uomo in pantalone e camicia bianca e dalla donna in abito lungo scarlatto con fregi ai polsi dello stesso tessuto, seta o anche d'argento. Presumibilmente si tratta quindi di una gonnella di panno scarlatto tagliato a guisa di toga o stola fino al tallone e lavorata a mano. È ornata nel lembo da varie fasce sempre di scarlatto o vellutino in seta uguale o diverso da quello della toga. Le cuciture delle maniche sarebbero quindi ornate di liste di scarlattino o vellutino forse ad interlaccio che può ornare anche il busto. Il caso dell'argento è forse propriamente della chiusura della pettina, così come in alcuni usi, con bottoni d'argento o lacci di seta. L'abito a gonnella si completerebbe quindi, nella parte sottostante, con la vera tunica senza maniche, una sorta di casacca, mentre le gambe, a questo punto, sarebbero coperte da calzette ricamate in seta con ai piedi i classici pianelli ma anch'essi ricamati. Non resta che rovistare nelle soffitte alla ricerca della veste scarlatta.