A tu per tu con l'editore: Iperborea

Dalla casa editrice Iperborea ci raccontano come hanno reinterpretato la grafica editoriale, come sono scelte le copertine e altre curiosità sulla loro nuova veste grafica.

La copertina è la prima cosa che un lettore vede del libro. Da un certo punto di vista è una finestra sul suo contenuto e dall'altro è l'unica rappresentazione iconografica di un testo che in ognuno di noi crea immagini. Essa è pertanto l'unica immagine comune a tutti i lettori! Alla luce di quest'osservazione come considerate la copertina, quali obiettivi vi ponete nell'individuarla?
La copertina deve sedurre il lettore e catturare subito la sua attenzione. È questo il suo compito, ed è questo quello che tentiamo di fare quando ne scegliamo una. La scelta dell’immagine, la combinazione dei colori, il lettering: tutto è giocato sull’equilibrio di ogni parte, nulla viene mai lasciato al caso. In 29 anni Iperborea ha saputo creare un proprio stile non solo nella selezione degli autori e dei romanzi da pubblicare, ma anche nella scelta iconografica, e questo stile è diventato l’identità grafica della casa editrice. Emilia Lodigiani che ha fondato Iperborea nel 1987 ha da subito impresso un’anima “nordica” alla scelta iconografica prediligendo per le copertine dei primi iperborei quadri e dipinti di pittori del Nord: Gustaf Fjaestad, Carl Larsson, Caspar David Friedrich, Thorvald Niss, le foreste immense, i paesaggi rarefatti, gli inverni sospesi in un freddo che porta lontano. Oggi la ricerca iconografica è un po’ cambiata, soprattutto dopo il restyling, puntiamo sempre ai grandi pittori del Nord Europa, ma molti illustratori, anche italiani, si stanno conquistando un posto d’onore perché riescono ad esprimere con linee essenziali e sintonie cromatiche, quell’eleganza sobria e quell’armonia di colori che ci caratterizzano.

Iperborea è ormai famosa per il "formato" poco consueto. Di recente avete inoltre fatto un importante restyling, cosa è cambiato e che valore date alla copertina?
Una delle scelte più audaci e più fortunate è proprio il formato: i libri Iperborea misurano 10x20, la dimensione esatta del vecchio mattone di cotto, un caso unico nel mondo dell’editoria. Nel 2015 abbiamo rinnovato la veste grafica mantenendo la riconoscibilità e l’eleganza di sempre e, in questo importante cambiamento l’immagine di copertina gioca un ruolo ancora più importante: l’immagine è libera di girare sul dorso e sulla quarta, avvolge completamente il libro quasi a creare un prolungamento ideale della storia perché invita il lettore ad andare avanti, a non fermarsi “solo” alla prima pagina. Il lettore tocca il libro, lo fa girare tra le mani, sente al tatto la porosità della carta che sembra quasi la tela di un quadro, lo apre, lo esplora, vive il libro e lo assapora ancor prima di leggerlo.

Lavorate spesso con alcuni illustratori o il percorso che vi porta a scegliere una copertina è diverso per ogni libro?
Ogni libro è una storia a sé, e quindi anche l’illustrazione o il quadro o la fotografia per la copertina non possono che essere diversi, ogni volta. Abbiamo delle linee guida che ci spingono a scegliere immagini dal tratto netto e essenziale, o dai colori vivaci, poi ci lasciamo guidare dal romanzo: la storia, lo stile dell’autore, i suoi paesaggi sono la nostra principale fonte di ispirazione. Per esempio per l’ultimo romanzo di Jón Kalman Stefánsson, “Il cuore dell’uomo”, abbiamo scelto “Il pescatore di stelle” di Emiliano Ponzi, un illustratore italiano. È stata la prima volta che abbiamo lavorato con Emiliano: il suo tratto e la liricità dell’immagine ci sono sembrati praticamente perfetti per il romanzo

Quali sono gli errori che, a vostro avviso, non vanno mai commessi nel costruire una copertina?
Esistono delle regole non scritte, suggerimenti che si tramandano da redattore a redattore che riguardano cosa non fare assolutamente in determinati casi. Ci sono per esempio scuole di pensiero che suggeriscono di evitare di mettere in copertina immagini di ragni, ratti o insetti, o scene violente con sangue e cadaveri, in somma immagini che possono suscitare particolare disgusto e che spingono inconsciamente il lettore a non avvicinarsi alla copertina. Ovviamente queste regole non valgono per i galli, è lunga a lista di case editrici specializzate in thriller o noir che fanno ampio uso di immagini del genere. Le immagini di copertina dovrebbero svelare alcuni dettagli sul libro e aggiungere nuovi elementi rispetto al titolo. Per esempio, se il titolo contiene la parola “casa”, in copertina non dovrebbe esserci una casa ma qualcosa che aggiunga un elemento in più e che riveli nuovi dettagli del libro. Ma anche questa è una regola che può essere accantonata se l’immagine giusta è proprio quella di una casa. Insomma, la sola regola da non tralasciare è scegliere un’immagine accattivante, sexy, che attiri lo sguardo del lettore. Quando una copertina riesce in questo intento, allora è una buona copertina.

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