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La miniera del mondo. Artieri, inventori, impostori
€ 29,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Il Saggiatore |
| EAN | 9788842835615 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Antropologia Storia |
| COLLANA / SERIE | La cultura |
| LINGUA | ita |
Descrizione
La miniera del mondo è un'immersione nell'universo popolare del XV e XVI secolo, laboratorio brulicante di mestieri e attività: Piero Camporesi ci restituisce un crogiolo storico-sociale in cui i confini tra medicina e stregoneria, naturale e soprannaturale si fanno labili e in cui le ombre di alchimisti e ciarlatani si mescolano a quelle di medici e barbieri nel tentativo di coniare nuove effigi, più vere, del nostro passato comune. Camporesi illumina i cunicoli meno frequenti della prima età moderna, andando in cerca degli uomini e delle donne impegnati nei lavori «bassi e ignobili» per rivelarne le fatiche di ogni giorno e il microcosmo interiore. Sfilano così sulla pagina minatori e tessitori, artisti e cantimbanchi, guaritori magici e villani analfabeti capaci di incisioni degne di un chirurgo: esponenti vari di un empirismo elementare in cui il «sapere per esperienza» e la conoscenza della natura erano più rilevanti di qualsiasi scienza. A partire da una lettura secondaria, fatta di trattati medici, testi moraleggianti, manuali pratici e opere satiriche, Camporesi ci fa entrare nella giornata lavorativa degli «ultimi» della storia, figure per le quali la vita era ridotta a una scommessa quotidiana: dagli spazzacamini, costretti a pulire le cappe per un «bicchiere d'acquerello e un pezzo di pan fresco», ai vuotapozzi, che rischiavano una morte orrenda sanificando «case e robbe infette e sospette di contagio»; dai tintori, che si ammalavano per le condizioni malsane in cui lavoravano, ai macellai e pescivendoli, fonte continua di fetori. Una discesa in un'epoca lontana eppure fin troppo vicina, in cui «la realtà si presentava con il doppio volto, ambiguo e strisciante, del lupo mellifluo e mascherato, dell'atroce e del fiabesco, del leggendario e dell'orribilità senza fondo della vita quotidiana».