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Descrizione
Nel corso della storia umana, il ravvisare in un resto antico l'identità e la memoria collettiva di una comunità ha portato alla compresenza di atteggiamenti di attenzione e momenti distruttivi nei confronti della materia. Eppure, in questo processo altalenante, risultano più evidenti dei momenti nodali nei quali l'esigenza di conservazione di specifici resti e architetture è espressione di una lenta elaborazione, filosofica e socio-economica. Nella specifica condizione politica e sociale della Roma del XIII e XIV secolo, la presenza pervasiva di resti antichi assume significati differenti nei numerosi contesti di riuso ed embrionale protezione, dalla simbolica appropriazione e rielaborazione del passato a problematiche di tipo economico e di realizzazione tecnica di alcuni specifici elementi costruttivi. Lo studio diretto degli edifici medievali e l'interpretazione di documenti editi, provenienti sia da raccolte notarili sia da tabularia di enti religiosi, ripercorre il processo di selezione e reimpiego dell'antico, cercando di tratteggiare le motivazioni che hanno determinato il riuso, la conservazione o la distruzione del costruito antico.