Per gli acquisti online: spese di spedizione gratuite da 25€ - Per i soci Coop o con tessera fedeltà Librerie.coop gratuite a partire da 19€.
Annuario della canzone napoletana fine Ottocento - Vol. 1
€ 36,00
Dettagli
| FORMATO | Rilegato |
| EDITORE | ABE |
| EAN | 9788872976913 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2025 |
| CATEGORIA |
Musica e Spartiti |
| COLLANA / SERIE | Storia internazionale della canzone italiana |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Nel 1880 la canzone dialettale non è ancora diffusa o, comunque, non ha ancora un suo palcoscenico, per cui la si può ascoltare raramente e soltanto in occasioni ben precise, per esempio durante la festa di Piedigrotta o durante l'esibizione della banda municipale in Villa Nazionale o, ancora, nei teatrini minori dove recitano gli attori dialettali. Questo perché la musica è, in generale, una prerogativa dell'aristocrazia partenopea, nella quale essa identifica l'ornamento e il fondamento della propria identità. Al contrario, la canzone dialettale, è una prerogativa del popolo, che la inventa, la improvvisa e la rende orecchiabile attraverso le esecuzioni durante i festeggiamenti piedigrotteschi. Ovviamente la sua diffusione è circoscritta ai pochi giorni di settembre, durante i quali si festeggiano i miti religiosi napoletani. La canzone Funiculì funiculà, nata proprio nel 1880, viene considerata la composizione regina dell'industrializzazione e del rinnovamento della canzone dialettale, che inizia ad avviarsi, dunque, effettivamente da questa data. Essa, rispetto a tutte le composizioni dialettali che l'hanno preceduta, presenta un rinnovamento nel testo e nella musica, che la rendono unica ed inimitabile. Tuttavia non le si può assegnare il primato o il privilegio di essere stata la prima canzone che ha dato il via all'industrializzazione della melodia napoletana, in quanto lo straordinario successo di Te voglio bene assaie, avvenuto circa quarant'anni prima, ha dato una spinta determinante alla primitiva industrializzazione della canzone. All'epoca, Napoli vanta una considerevole tradizione in materia di copisteria e stampa musicale; in città i più antichi impresari di stampe musicali sono Tramer, Cali, Fabbricatore e, soprattutto, Guglielmo Cottrau, figlio di Giuseppe, un nobile francese inviato a Napoli da Napoleone come consigliere di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat. Nel primo quarto di secolo dell'Ottocento, con l'appoggio di Girard, Guglielmo Cottrau fonda una rivista dal titolo Passatempi Musicali, in cui pubblica canzonette e canti popolari. Per un pregiudizio da aristocratico, però, non assegna il proprio nome alla Casa Editrice Girard, che ha acquistato. Nei suoi locali si riuniscono i musicisti partenopei e quelli stranieri di passaggio; inoltre, pagando un canone annuo al Teatro San Carlo, il più importante teatro lirico del tempo, ne acquista la proprietà di tutte le nuove opere. Alla morte di Guglielmo, nel 1847, la ditta Girard, con un catalogo che conta ben duecentodieci pagine, è la principale casa editrice musicale d'Europa. Gli spartiti di Beethoven, di Thalberg e di Mendelsson, con incisioni di Pasinati e litografìe di Richter, non sfigurano affatto nei confronti della inattaccabile produzione della casa editrice Ricordi di Milano, cui passerà il primato nella seconda metà del secolo. Con questo testo Antonio Sciotti raddoppia con la collana internazionale sui migliori decenni della canzone napoletana, con una edizione limitata in pochissime copie editata dedicata esclusivamente agli appassionati con le foto delle locandine a colori e di protagonisti dell'epoca. In uscita il primo decennio 1880-1890