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Descrizione
Per la prima volta un rigoroso studio storico fa il punto sulla giustizia sommaria nell'esercito italiano durante la Grande Guerra, fornendo un quadro comparativo rispetto agli altri Paesi impegnati nel conflitto. Il libro dimostra la strumentalità dei tentativi condotti per decenni per minimizzare la tragedia della giustizia sommaria in Italia. 95 episodi, 290 vittime accertate tra civili e militari, 6 casi di fuoco sulle truppe con un numero imprecisato di morti, vengono analizzati individualmente utilizzando solo documenti d'archivio e testimonianze pienamente affidabili. Partendo dall'esame della Relazione sulle esecuzioni sommarie dell'Avvocato generale militare (1919), la ricerca si è svolta presso l'Archivio centrale dello Stato e l'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, non trascurando i giornali dell'epoca, le fonti memorialistiche e di scrittura popolare. Il volume presenta numerosi documenti inediti, che consentono di leggere sotto una nuova luce alcuni dei più tragici e famosi episodi di giustizia sommaria (brigate Catanzaro, Salerno, Ravenna, Sassari, etc). Il libro, dopo aver fornito un quadro generale sulla giustizia militare durante il conflitto, costruisce un percorso interpretativo della giustizia sommaria ai danni di militari e civili, attraverso l'esame dei documenti disponibili su ogni singolo caso, ed inserendo gli episodi nel contesto degli eventi bellici che accompagnarono e causarono gli atti di rifiuto del conflitto da parte dei soldati e la loro repressione. Il testo delinea le responsabilità della classe politica, del generale Cadorna e dei comandi delle Grandi Unità nella creazione di un clima di sospetto e nella generalizzazione della repressione spietata degli atti di rivolta e di fuga dalla guerra - collettivi e individuali - ricostruendo lo scenario disperato in cui rimasero intrappolati soldati ed ufficiali subalterni. Prefazione di Giorgio Rochat.