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Chi ben comincia... Gli esordi fulminei nella narrativa del Novecento
€ 26,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Luni Editrice |
| EAN | 9788879848930 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Critica e storia della letteratura |
| COLLANA / SERIE | Il sogno di Gutenberg |
| LINGUA | ita |
Descrizione
«Forse, in fondo, il primo libro è il solo che conta, forse bisognerebbe scrivere quello e basta»: così scriveva Italo Calvino nel 1964, riferendosi non soltanto al suo esordio. Il romanzo, contrariamente alla poesia, richiede una maturità di visione e un'abilità costruttiva nella struttura della storia che sono difficili da possedere da giovani. A volte l'esordio si conferma il libro più felice, non superato da quelli che verranno dopo, come nel caso di Moravia o Parise; a volte è un trampolino per raggiungere risultati più grandi e maturi, come per la Ortese o la Mansfield. In questo interessantissimo "sguardo" sui primi libri di autori debuttanti, poi divenuti pietre miliari della letteratura mondiale, Massimo Romano ha selezionato 60 esordi nell'arco di un secolo, anche se avrebbero potuto essere tranquillamente 100 o 200, ritenendo che questi soli fossero già significativi per dare un'idea del panorama. Di questi, 35 sono stranieri e 25 italiani. Tra i tanti ricordiamo, solo per dare una idea d'insieme, gli esordi precoci, tra i 20 e i 25 anni, come quelli di Moravia, D'Arzo, Parise, Calvino, Arpino, Capote, Thomas Mann e Némirovsky, e quelli tardivi, a 50 o 60 anni e anche oltre, come nel caso di Bufalino, Tomasi di Lampedusa e Pasternak. Per comprendere chi sono questi autori, riportiamo questa considerazione di Giorgio Manganelli sull'esordio letterario: «Aprire la prima pagina di un'opera prima è sempre una esperienza, talora eccitante, talora frastornante; la letteratura non è programmabile, non è prevedibile, ogni libro chiuso ed ignoto ha diritto ad essere considerato un capolavoro; ogni «opera prima» si colloca nel-la serie di quel famoso solitario che non riesce quasi mai, ma quando riesce il mondo cambia; e a noi, lettori, non resta che aprire, instancabilmente, un libro dopo l'altro, come a dire rovesciare le carte, giustapporle, contemplarle».