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Descrizione
Queste "Nuove Poesie" di Mario Santagostini si addensano in un nucleo tematico forte: l'esperienza dello sfibrarsi di piante, fiori e animali, nonché la percezione dello sfinimento del tempo. "Passa, mese, passa / e non abbandonarmi" scrive l'autore, quasi invocando l'allontanamento della sofferenza della natura e il superamento di quell'"impasse" affettiva in cui risiede il nocciolo duro del libro: la scomparsa del padre. Ma Santagostini sa aprirsi al senso metamorfico di morte e rinascita e punta ad un orizzonte etico in cui c'è anche spazio per l'illusione di una beatitudine pura: "forse, il paradiso è anche / un paradiso più alto / due paradisi più alti, l'altezza pura, / la vita normale allontanata / dall'idea del bene". La voce del poeta si leva anche in forma di "Lied" dolce e sommesso, e nel poemetto che chiude il volume, corteggiando emblematicamente il destino di un poeta come Trakl, assume i toni commossi quasi di una esecuzione testamentaria. Con questo libro Santagostini aggiunge un altro intenso capitolo a quella sorta di poema in prosa e versi costruito da "L'Olimoiade del '40" Chiarissima, nelle "Nuove Poesie", la proiezione in avanti dell'opera precedente, tutta giocata tra cronaca esterna e sentimento poetico, dove il paesaggio lombardo, e in particolare milanese, si intreccia con precise coordinate storiche. Nel nuovo libro il reticolo dei riferimenti si fonda soprattutto sul presente, benché la poesia si articoli ancora sul doppio registro dell'immaginazione e della memoria. È la vita stessa di Mario Santgostini, identificato con nome e cognome, a circolare in modo più o meno scoperto in questi versi misurati e al tempo stesso discorsivi, impegnati nel confronto con le invasioni affettive e i condizionamenti dell'esistenza.