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Descrizione
In un manoscritto dell'Etica presentato al Sant'Ufficio prima della morte di Spinoza e rimasto nascosto fino al 2011, si legge che "nessuna vita vitale è senza intelligenza". Per esplorare questo denso aforisma in queste pagine si indaga la natura della ragione spinoziana attraverso le acute domande che Nietzsche pone a essa, giungendo a comprenderne la valenza eminente di esercizio pratico, di ortopatia, ossia di lavoro di costante modificazione/correzione degli affetti, possibile in virtù della natura affettiva di tale ragione. Si tratta di un'askesis originale, differente dalla cura sui di Socrate o di Seneca, perché non lavora nell'intimo dell'anima - ente sfuggente per Spinoza - ma nello spazio affettivo transindividuale. Una pratica, dunque, con effetti paidetici e politici. Il testo di Spinoza si rivela disseminato di molteplici esercizi pratici, atti a rendere la nostra una vita vitale, ossia liberata dal pericolo di una restrizione asfittica dell'espressione della forza affettiva, che è nocciolo irriducibile della vita.