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Descrizione
Paul Celan incarna con una coerenza e un'esemplarità che non ha uguali la figura del poeta di fronte alle tragedie della Storia. Autore di liriche densissime, capaci di distillare interi universi in poche affilate parole, ha aperto nuovi spazi dell'espressione poetica componendo moderni salmi in cui si beve il «nero latte dell'alba» e disperate canzoni in cui convivono «papavero e memoria», «oro e oblio», «avvoltoio e stella». Dopo una travagliata vicenda editoriale, la prima antologia delle sue poesie uscì in Italia solo nel 1976. Celan, però, aveva già da tempo designato il proprio traduttore di elezione. Si trattava del giovane poeta Moshe Kahn, che nei decenni successivi avrebbe poi trasposto in lingua tedesca alcuni dei massimi scrittori italiani del Novecento. A cinquant'anni di distanza Kahn ha rivisto e notevolmente ampliato la sua antologia consegnandoci una nuova lettura di una delle voci fondamentali della letteratura europea. Arricchisce il volume una cronologia della vita e delle opere di Celan e il racconto autobiografico della scrittrice Helena Janeczek, che ricorda il proprio arrivo in Italia con un volume di poesie di Celan che le «fungeva da patria portatile».