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La collezione invisibile
€ 10,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Luni Editrice |
| TRADUTTORI | c. s. rosso |
| EAN | 9791257490027 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Letteratura |
| COLLANA / SERIE | Il sogno di Gutenberg |
| LINGUA | ita |
Descrizione
La collezione invisibile di Stefan Zweig è un testo breve, quasi pudico, capace però di aprire un varco in una questione enorme: che cosa resta di una passione quando il mondo intorno la rende un lusso, quando il valore di un oggetto si rovescia, quando ciò che ieri era "inestimabile" diventa "vendibile"? E che cosa resta, soprattutto, di una collezione quando non c'è più? La collezione invisibile è una riflessione sul libro, sul collezionare - Zweig stesso era uno straordinario collezionista di autografi con una ricchissima raccolta -, sulla memoria che la carta trattiene: non è un saggio sulla bibliofilia, ma un racconto che mette in scena la passione del collezionista nella sua forma più nuda. Zweig non si limita a raccontare la perdita di una raccolta di stampe; racconta qualcosa di più perturbante e più umano: la possibilità che la collezione sopravviva come memoria, come abitudine, come forma mentale. Qui il concetto di collezionismo rivela la sua natura più vera, perché nel conoscere, nel cercare, nel custodire una stampa rara, non c'è soltanto il piacere dell'oggetto. C'è un'idea di mondo: la convinzione che qualcosa meriti di essere salvato dal consumo, dal logorio, dall'indifferenza. Una collezione ben costruita non è un deposito: è una forma di responsabilità, è anche una biografia indiretta: si capisce chi è una persona da ciò che decide di mettere accanto, da ciò che sceglie di far convivere in una cartella o in un album. La "collezione invisibile" non è soltanto un'elegia della perdita ma è, in fondo, la parte più vera di ogni raccolta: ciò che resta quando l'album viene chiuso, quando la casa si spegne, quando un'epoca finisce. E leggere Zweig oggi significa anche riconoscere che la cultura non è un ornamento della stabilità: è una delle prime vittime dell'instabilità, ma può diventare anche una delle sue forme più silenziose di resistenza.