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Il mio nome è Checo. Memorie garibaldine di un partigiano friulano 1943-1954 - Librerie.coop

Il mio nome è Checo. Memorie garibaldine di un partigiano friulano 1943-1954

€ 18,00
Dettagli
FORMATO Brossura
EDITORE Kappa Vu
EAN 9788832153712
ANNO PUBBLICAZIONE 2026
CATEGORIA Letteratura
LINGUA ita

Descrizione

Una storia, quella di Checo, istruttiva per tutti noi, per comprendere la Resistenza nella sua complessità umana e politica, e valutarne proprio per questo la grandezza, e per capire l'Italia del dopoguerra. Giovane studente friulano antifascista, poi partigiano in Carnia, l'autobiografia di Giancarlo Franceschinis ci restituisce il ricordo di una lotta di liberazione con tutti i suoi ideali e speranze, con tutte le sue difficoltà e i suoi problemi, e ci consegna la memoria di eroici partigiani e di una partecipazione di popolo che vide nella Repubblica libera della Carnia uno dei momenti più alti della Resistenza. Ma ci racconta anche i particolari della persecuzione subita da lui e da tanti suoi compagni, nel dopoguerra, dagli alleati anglo-americani, da formazioni pre-Gladio che imperversarono in Friuli e da una Repubblica antifascista nella Costituzione ma non epurata nell'apparato statale e poliziesco, in un contesto da guerra fredda in cui i comunisti dovevano di nuovo essere imprigionati ed emarginati. È l'odissea di un partigiano che non si è lasciato vincere e che è rimasto fedele ai suoi ideali per tutta la vita. Attraverso la storia personale di Giancarlo Franceschinis (1925 2019), dall'adolescenza udinese, a San Daniele, alla Carnia, al campo di concentramento di Rimini, e poi a Milano, si dipana la storia della Resistenza friulana, e poi quella del dopoguerra in Friuli e in Italia, un dopoguerra difficile proprio per i partigiani garibaldini, che più avevano lottato e sofferto per la liberazione dal nazifascismo. I ricordi di Franceschinis ci rendono un racconto di formazione all'antifascismo di un ragazzo nella Udine del ventennio fascista, la fame di libri e di conoscenza, l'insegnamento accorto e nascosto di professori che attraverso la poesia e la letteratura portavano ai giovani studenti valori non allineati con il regime, la frequentazione di ambienti di un'opposizione sotterranea spontanea ma vivace fatta di serate a discutere e a leggere con persone più grandi, professori, artisti, operai, e la decisione, dopo l'8 settembre del '43, di aderire alla Resistenza, prima in città e poi in montagna. Checo ricorda le difficoltà per un ragazzo cittadino di una vita tra i monti, le notti all'aperto, il cibo scarso, i primi contatti con le armi, la paura delle spie e il coraggio delle scelte, i lunghi tragitti a piedi per sfuggire ai rastrellamenti, in quella Carnia che vide, nell'estate del '44, la nascita della Repubblica partigiana. E descrive i suoi compagni più grandi e quelli giovani come lui. E poi i giorni della liberazione e l'entusiasmo per la vittoria sul fascismo e la cacciata dei tedeschi. E le prime difficoltà, il risveglio dal sogno, gli Alleati e la realtà del nuovo potere dei partigiani "bianchi", embrione della futura Gladio che arresta e processa i garibaldini. Lui è uno di questi, e finisce in un campo di prigionia a Rimini. È la parte più drammatica del racconto, che ci introduce nella sofferenza e nelle delusioni di chi aveva immaginato un futuro di pace e giustizia, ma che di questa generazione ci racconta la capacità di resistenza e di resilienza. Neologismo semantico, questo, forse abusato negli ultimi anni, ma più che mai adatto, in questo caso, a descrivere la forza morale che gli ideali comunisti diedero ai partigiani perseguitati per affrontare la persecuzione e ricostruirsi una vita, continuando a credere in quei valori.