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Hans Christian Andersen a Firenze. Il porcellino di bronzo - Librerie.coop

Hans Christian Andersen a Firenze. Il porcellino di bronzo

Disponibile in 7-10 gg lavorativi ?
€ 15,00
Dettagli
FORMATO Brossura
EDITORE Pontecorboli Editore
EAN 9788833842554
ANNO PUBBLICAZIONE 2026
CATEGORIA Biografie
LINGUA ita

Descrizione

"Viaggiare è vivere", diceva Hans Christian Andersen. Ipersensibile e tormentato, segnato da un'infanzia di miseria e umiliazioni, la sua immaginazione, l'ambizione e il sostegno di benefattori gli permisero di studiare e viaggiare. Il primo viaggio in Italia, nel 1833, da Genova a Roma, e a Firenze, fu fondamentale per lui che si immerse nella ricchezza artistica e paesaggistica del paese. A Firenze, il "Porcellino di bronzo" gli ispirò una fiaba, simbolo del suo legame con la città. Qui rimase incantato dalle statue degli Uffizi, di cui già il suo amato Heine gli aveva parlato, in particolare dalla "Venere dei Medici", a cui dedicò i suoi versi. In Santa Croce ulteriore fonte di ispirazione furono le tombe di Michelangelo, Dante e Galileo. Tornò a Firenze nel 1834, incontrandovi Vieusseux e scultori di fama. L'Italia, con Roma e Napoli, il Vesuvio e la natura mediterranea, suscitarono in lui le emozioni profonde che costituirono fondamento del romanzo L'improvvisatore. Nonostante le incessanti critiche nel suo paese, in un alternarsi di delusioni e successi, stava intanto dilagando la fama per le sue fiabe, e continuava a trovare nella scrittura e nei viaggi rifugio e fonte di gioia. Nel 1861, dopo l'incontro a Roma con Elisabeth Barrett Browning che a lui volle dedicare, a sua insaputa, una poesia a chiusura della sua ultima raccolta, Andersen tornò per l'ultima volta in una Firenze profondamente cambiata, specchio dell'Italia unita. Il suo sogno intanto stava per diventare realtà: nel 1867 si realizzò l'antica profezia fatta a sua madre quando era bambino: fu celebrato con grande onore a Odense, la sua città natale che tanto lo aveva fatto soffrire. Morì nel 1875, in casa di amici, come sempre. Ma sul suo comodino il biglietto che, per superstizione, lasciava sempre in vista: "Non sono morto davvero". Ed è così: Andersen non è morto davvero.