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La tratta arabo-musulmana. 13 secoli di razzismo e stermini
€ 16,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Massari Editore |
| TRADUTTORI | g. trionfi |
| EAN | 9788845704147 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Scienze sociali Attualità e politica Storia |
| COLLANA / SERIE | Storia e memoria |
| LINGUA | ita |
Descrizione
L'argomento è tabù. Nel mondo islamico lo è nel vero senso della parola: non ne parlano i libri di storia, gli intellettuali, il cinema o altri mezzi di comunicazione. Nel mondo occidentale è tabù perché contrasta con l'antioccidentalismo dilagante, la cancel-culture e il wokismo. Negli Usa, poi, l'unico schiavismo di cui si parla è quello della tratta atlantica (cioè europea) che nell'arco di circa 3 secoli o poco più ha portato nelle Americhe tra i 10-12 milioni di africani. Si tenta però di non riconoscere che furono gli europei e gli americani stessi a porvi fine, mentre crescevano forti correnti politiche e culturali antischiavistìche (anche nella Chiesa), in espansione ancor oggi. Tidiane N'Daye - antropologo ed economista franco-senegalese, autore di numerosi libri sulla cultura nera in Africa e nelle Antille - mostra invece che non solo la tratta arabo-islamica è durata circa 13 secoli (fino ai primi del Novecento inclusi), deportando circa 17 milioni di africani, ma che non è mai esistita nel mondo islamico una corrente politica e culturale di una qualche entità che abbia cercato di porvi fine. Nella storia del mondo islamico la tratta degli schiavi è considerata un evento normale, interno alla stessa cultura dell'Islam. Non a caso N'Dyane riporta alla fine i passi del Corano in cui si parla lecitamente della schiavitù. Sconvolgenti sono le pagine del libro sulla castrazione dei futuri eunuchi (il cui prezzo sul mercato era tra i più alti) e sul commercio delle donne, articolato secondo la loro età e aspetto fisico.