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Descrizione
Tra il 1663 e il 1664, Leibniz annota un ampio appunto a margine della copia personale della Philosophia practica del suo maestro di Lipsia, Jakob Thomasius. Tra i primi Marginalia di Leibniz, questa nota salta all'occhio a causa di una curiosa figura composta da un pentagono, contenente in successione un cerchio, un altro pentagono e ancora un altro cerchio. In un confronto serrato con le riflessioni dei propri maestri di Lipsia e di Jena, rispettivamente Jakob Thomasius ed Erhard Weigel, il giovane filosofo fornisce una delle prime testimonianze su alcune questioni centrali del suo pensiero, come il rapporto tra l'anima e il corpo e la determinazione morale dell'animo umano e delle sue azioni. Da un approccio trasversale - che intreccia riflessioni metafisiche, fisiche, fisiologiche ed etiche - emerge un'immagine complessiva del soggetto umano come unità psicofisica calata in un orizzonte pratico avente due poli fondamentali del suo agire, non sempre in accordo: l'utile e il sommo bene.