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Descrizione
Il saggio parte dalla considerazione che l'arte non può narrarsi, quindi trattasi di storia della visione interpretativa. Un racconto che mette in evidenza le qualità grafico-plastiche della rappresentazione che si reggono sulla internazionalità progettuale e sulla creatività operativa. Pertanto la rappresentazione artisticamente valida è il risultato di un'abilità esecutiva e di una capacità interpretativa che danno visibilità a tre ordini di riferimento fondamentali: la narrazione, la descrizione e la documentazione (un surrogato della realtà, espressione dei mezzi di comunicazione di massa). Una condizione resa possibile grazie all'acquisizione dell'armonia, un patrimonio qualitativo comune sia all'autore che all'osservatore e capace di favorire la fruizione dell'opera. Con la comparsa dell'Astrattismo, il referente, inteso come realtà da interpretare, che aveva ragione di essere nei tre ordini sopra-esposti, venne sostituito da un immaginario interiore e intuitivo privo di forma che si reggeva sul solo dato armonico. Frattanto, nel tentativo di spostare in avanti i limiti di una ricerca sempre più radicale, sorse in seno all'arte astratta una rivolta contro ogni intenzionalità progettuale a favore di una casualità inconscia quanto selvaggia che prese il nome di "Action-painting" dal luogo di provenienza. Essa abolì ogni ricerca formale e conquista armonica, punto ineludibile di riferimento di tutta l'arte passata e presente e istituì come prassi creativa l'incompetenza e l'arbitrio conferendo al caos un credito pseudo culturale, come se il disordine appartenesse alla vera arte.