Per gli acquisti online: spese di spedizione gratuite da 25€ - Per i soci Coop o con tessera fedeltà Librerie.coop gratuite a partire da 19€.
Il libro d'oro di Marzano di Nola. L'albero genealogico dei cognomi e delle famiglie della Campania
€ 29,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | ABE |
| EAN | 9788872975060 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Famiglia e relazioni Storia |
| COLLANA / SERIE | Dizionario dei cognomi e dei luoghi della Campania |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Rintracciare le radici di una comunità dell'antico regime non significa inventare suggestioni o cedere al romanzo: significa far parlare le carte. All'interno della vasta produzione storiografica di Arturo Bascetta, lo studio del Distretto di Nola e del Vallo di Lauro rappresenta uno spaccato unico per analizzare le dinamiche sociali, economiche e istituzionali del Regno di Napoli a metà del Settecento. L'anno 1754 segna un momento di svolta fiscale e documentaria: per ordine di re Carlo di Borbone, l'Università di Marzano di Nola compila il proprio Catasto Onciario per quantificare i patrimoni e tassare i "fuochi" domestici. La fotografia restituita dai computisti regi borbonici mette in luce una comunità pedemontana tutt'altro che isolata, ma profondamente integrata da flussi migratori a corto e medio raggio. Marzano si strutturava allora in rioni e contrade storiche altamente specializzate: la Lavinella, Casa Barone, i Cafuonti, il Piro, Piedimarzano e la Piazza, fulcro della vita pubblica. L'economia marzanese del XVIII secolo ruotava attorno alla terra e alle sue declinazioni manifatturiere. Il ceto dei bracciali e dei coloni divideva i campi con una dinamica proto-industriale tessile legata alla coltivazione e alla lavorazione della canapa nel rione della Lavinella. La presenza del bestiame da lavoro, gestito dai bovari e dai mandriani (Ricupito, Menechino), costituiva la forza motrice agraria indispensabile per la coltivazione dei vasti latifondi dei grandi enti ecclesiastici esterni, come l'Eremo dei Padri Camaldolesi di Nola o il Monastero della Santissima Trinità di Lauro, a cui i coloni erano legati da proficui contratti di enfiteusi. L'impianto documentario del Catasto Onciario di Marzano di Nola non rappresenta unicamente un registro fiscale borbonico, ma si configura come un microscopio sociale in grado di rivelare l'esatta struttura della proprietà fondiaria e la distribuzione della ricchezza nel Vallo di Lauro. Attraverso lo spoglio analitico delle "rivele", emerge con chiarezza come l'apparente frammentazione in piccoli fuochi bracciantili celasse in realtà un sistema di solidarietà interfamiliare e di alleanze strategiche, orchestrate per via esogama e matrimoniale, indispensabili per preservare l'integrità dei patrimoni agricoli. Questo rigido controllo dinastico sulle terre e sulle doti delle vergini in capillis, scientificamente censito dalle carte parrocchiali nolane, costituì la vera spina dorsale economica del casale, permettendo alle famiglie marzanesi di superare indenni sia le pesanti esazioni fiscali ordinarie dell'antico regime, sia le drammatiche devastazioni belliche che avrebbero insanguinato il territorio alle soglie del diciannovesimo secolo. Al vertice della piramide sociale risiedeva l'aristocrazia togata e curiale, magnificamente rappresentata dal Magnifico Dottor Don Felice delle Donne, giurista commorante a Napoli ma possessore di un monumentale palazzo padronale con cappella gentilizia nel borgo. Accanto alla toga, il clero ricettizio secolare (Addeo, Corbisiero, Sirignano, Scibelli) fungeva da perno assistenziale e patrimoniale, vincolando vigne e territori a garanzia dei sacri patrimoni dei chierici ordinati, proteggendo così i beni di famiglia dalle esazioni fiscali ordinarie. Questa complessa intelaiatura economica, retta da prudenti strategie matrimoniali esogame e patti dotali volti a preservare la compattezza dei beni agricoli, fu tragicamente sconvolta sul finire del secolo. Durante la Rivoluzione Partenopea del 1799, Marzano subì il violento sacco e il successivo eccidio consumatosi il 26 aprile 1799 sotto il fuoco delle truppe francesi, in cui caddero civili e bracciali come Domenico Addeo, Onofrio Andreoli e i fratelli Ariano. La storia di Marzano, salvata dall'oblio dalle trascrizioni d'archivio di questo volume, si snoda lungo l'Ottocento borbonico e post-unitario per giungere alle trincee del Carso e ai campi di prigionia del Novecento, dove i giovani ...