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Mugnano. Genealogia, cognomi e toponomastica. Persone e personaggi del Settecento a Mugnano del Cardinale (con i casali fondati dai coloni dell'Annunziata A.G.P. inviati da Mugnano di Napoli)
€ 44,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | ABE |
| EAN | 9788872976401 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Famiglia e relazioni Storia |
| COLLANA / SERIE | Abecedari |
| LINGUA | ita |
Descrizione
L'Università di Mugnano aveva appena stilato l'ultimo aggiornamento per la riscossione delle tasse del fuocatico, imponendo il pagamento della tassa catastale, quella sopra le teste dei suoi cittadini ed habitanti, loro beni stabili, animali ed industrie, per intenderci, ovvero su ogni naturale che avesse un lavoro manuale, così come richiesto in tutto il Regno. Una Università fu mandata in tassa per tot fuochi, che fanno ragione di tot carlini da pagare per ogni fuoco. Questo sistema, però, aveva permesso anche una forte evasione, specie per i forestieri, che dichiaravano di non abitare nè in un posto nè nell'altro, e per gli ecclesiastici. Da qui la necessità di riorganizzare il sistema con un Catasto dove comparissero chiaramente anche i forastieri bonatenenti non abitanti laici, quelli non abitanti ecclesiastici secolari e chiese, monasteri e benefici forastieri. Nel feudo di Mugnano si ritrovarono anzitutto i possedimenti del Reverendo Capitolo, meglio definito come Mensa vescovile di Nola, ma chi davvero lucrava era la Congregazione de' Missionary de' sacerdoti Monty laici di San Pietro a Cesarano, sebbene molte altre erano le chiese e i luoghi pii di Mugnano. Alcuni hanno già diviso la popolazione in tre ceti: civile, ecclesiastico e plebeo. Il civile, fatto di nobili e professionisti o mercanti di ragione, formava il Parlamento per la elezione degli ufficiali nel mese di settembre, nel giorno di San Michele, a cui aderivano le primarie famiglie dei Russo, Bianco, Gennaro e Di Gennaro, Franchi, Masucci e Masuccio, Piumelli, Guerriero, Serio, Pecchia, Canonico, Barbato, Lucia e De Lucia, De Paola, Chiola, Rega, Mugnano, Fiorilli, D'Andrea, Majuli, Montuori e Montuojri, prima dell'ingresso dei marchiesi Ippolito e Serio, del medico Sirignano di Visciano, di Lopez, Speltra e Vasta. Accanto al sindaco, alla presenza del soprintendente, erano sempre due eletti che si riunivano in consiglio con il Decurionato. Vale la pena di ricordare che Mugnano, con le sue scarse 400 famiglie, come vedremo, fu di poco inferiore, per numero di abitanti, alla stessa Avella che, con 462 fuochi, eleggeva 40 decurioni. Il consesso della Casa dell'Annunziata, presieduto dal marchese Don Antonio Guindazzi, fu sempre in buon rapporto con i figli dei vassalli di Cardito riuniti nelle loro "case" in luoghi diversi dal nucleo antico. Alla morte di Don Luca, padre Giovanni Guerriero, nuovo rettore di San Pietro a Cesarano, intese far conoscere al mondo le memorie del santuomo scomparso, dando alle stampe il suo libro nel 1741. A quel tempo, al governo dell'Annunziata dei degnissimi avvocati governadori, illustrissimi ed eccellentissimi signori che compongono il consesso, erano il giovane rampollo, il marchese Don Antonio Guindazzi, Don Ferdinando Latilla, Don Vincenzo Palomba, Don Girolamo Palumbo e Don Pietro Lignola, ai quali viene dedicata l'opera. Sono i governatori del feudo di Mugnano di proprietà dell'Annunziata. Erano questi i veri possessori, figli o successori dei precedenti governatori, che avevano stabilito a Mugnano i vassalli provenienti di Cardito nelle loro Case dove erano nati i primi professionisti del ceto benestante locale. In questo periodo andavano infatti distinguendosi solo i figli di quei vassalli che avevano il beneficio della libertà, permettendo a pochi altri cittadini dell'Università di uscire dalla condizione di miseria in cui versava il paese, o per la presenza nell'amministrazione della Cosa pubblica, o perchè altri professionisti forestieri si erano intanto stanziati in loco, benchè compaia solo un notaio di nome Simone Rega, o Reya, abitante a Piedi Mugnano. Il notaio Sebastiano Bianco dei vassalli di Cardito era passato a miglior vita lasciando i beni de Le Corticelle, già posti in vendita dagli eredi, e forse un Guglielmo Bianco, anch'egli notaio abitante a Casa Piumello. Anzi, diversi vassalli di Cardito, restarono sempre forestieri, come si evince dal Catasto ...