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Viaggio al confine
€ 8,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Casagrande |
| ILLUSTRATORI | h. von weissenfluh |
| EAN | 9788877130549 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 1987 |
| CATEGORIA |
Letteratura |
| COLLANA / SERIE | La salamandra |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Donde deriva questa attrazione che da sempre il teatro esercita sugli spettatori, e non si può forse parlare a questo proposito di una «costante umana», come di costanti si parla in fisica, dove queste esprimono leggi fondamentali dell'universo? Domanda che ci è ritornata spontanea alla rappresentazione di Viaggio al confine, che affascina due volte. Con l'intreccio insolito di una situazione umana nuova e con il riproporre, con forza, attraverso il genio dell'opera e la capacità dei suoi attori, la questione più generale: che cosa l'uomo intende dire all'uomo con questa espressione universale qual'è la rappresentazione scenica? Cosi come, guardando un viso, oltre ad essere colpiti dalla sua espressione particolare, ci si apre ancora un secondo piano: che cosa può significare questo, che l'essere umano sia cosi patentemente presente nel viso? Il teatro nasce quando nasce l'uomo, agli inizi dell'evoluzione, unitamente alla coscienza, alla lingua, al fuoco, al lavoro, alle arti figurative, ed esprime quindi anch'esso un elemento fondamentale umano. Ed è proprio al problema delle origini al quale questo dramma si connette per il suo tema, per la sua favola: due esseri umani ai confini, tra giorno e notte, tra veglia e sonno, tra il barcollare incerto e la scelta di una direzione precisa; nell'oscuro della scena, con qualche povero lumignolo sparso, non sono nemmeno ancora due forme umane, ma soltanto due gridi; anzi, nell'ingombro delle cose, ed anche di animali, è la voce del primo uomo, che chiama, e questo ripropone l'uomo primitivo, che si districa dal soverchiare della natura selvaggia e nemica, quella che egli ha dentro di sé, e quella fuori di sé, l'uomo, che secondo l'espressione del Vico «andava divagando per la gran selva della terra» (Scienza nuova, II, 3). Un adito a quel che la rappresentazione scenica può significare sin dagli inizi lo si può forse trovare in tre dati universali ed immediatamente presenti a tutti: Io, amore, morte.