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Stamperie ai margini d'Italia. Editori e librai nella Svizzera italiana, 1746-1848
€ 28,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Casagrande |
| EAN | 9788877133847 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2003 |
| CATEGORIA |
Industria |
| COLLANA / SERIE | Biblioteca di storia |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Passate sotto il controllo della Confederazione elvetica agli inizi del Cinquecento, fino a Ottocento inoltrato le terre che costituiscono l'attuale Cantone Ticino continuarono ad avere in Como e Milano gli autentici poli della loro vita economica, culturale, sociale e religiosa. D'altra parte, la frontiera politica fornì le basi dello sviluppo dell'arte tipografica in questa area sottratta alla giurisdizione lombarda, concedendo agli stampatori una libertà di stampa di gran lunga superiore a quella concessa da un po' tutti i governi italiani. La prima tipografia della Svizzera italiana venne aperta nel 1746 dai fratelli Agnelli, stampatori attivi a Milano da oltre un secolo, e la produzione della loro succursale luganese, svincolata dalle pastoie amministrative asburgiche, attirò presto l'interesse del pubblico italiano. Un successo analogo arrise ad altri stampatori attivi nel Ticino del primo Ottocento, in buona parte - non a caso - lombardi, incrementato dalla conquista della piena libertà di stampa, sancita dalla costituzione ticinese del 1830, e dagli stimoli erogati da Milano, che nel corso della Restaurazione diventava la capitale editoriale d'Italia. Con l'approssimarsi del 1848, crebbe anche il loro impegno in favore della causa nazionale italiana, esponendosi alle ritorsioni dell'Austria. Fino a metà Ottocento, dunque, quello della stampa ticinese fu essenzialmente un settore di frontiera, organizzato in funzione del mercato italiano, al quale forniva una gamma di prodotti piuttosto differenziata, dalle ristampe di pura speculazione alle produzioni clandestine degli esuli, spesso rovinose dal profilo finanziario. La libertà della stampa accordata da Carlo Alberto al Piemonte, nel 1848, privò invece le tipografie ticinesi, improvvisamente, dell'esclusiva che ne aveva fatto la fortuna, innescando, proprio nel momento della sua massima sollecitazione, il tramonto di una stagione di imprese editoriali e giornalistiche irripetibile.