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Descrizione
Il testo analizza il ruolo centrale che Roma occupa nelle Vite di Giorgio Vasari, non solo come luogo fisico ma come spazio simbolico che favorisce lo sviluppo delle "arti del disegno" - pittura, scultura e architettura - dalla fine del Duecento al pieno Cinquecento. Fin dalla dedica a Cosimo I de' Medici, Vasari riconosce Firenze come culla della Rinascita, ma sposta poi l'attenzione su Roma, celebrata come centro privilegiato della fioritura della "bella maniera". L'autore, profondamente legato alla Toscana, costruisce tuttavia una narrazione in cui la Romanitas diventa fondamento della rinascita artistica sin dagli innovativi contributi di Giotto per poi approdare all'esempio superlativo offerto da Raffaello e dalla continua "gara creativa" che si istituisce tra i suoi vari collaboratori e pupilli. In questo senso, Roma diventa Caput Ludi, ponendosi come punto di incontro e convergenza tra tradizioni diverse, in una costante competizione artistica tra maestri del passato e del presente. Custode di opere antiche e crocevia di talentosi artisti moderni, nonché di eminenti mecenati, la città offre modelli che diventeranno imprescindibili per la formazione dei futuri maestri.