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Descrizione
Tra XVI e XVII secolo si compie il passaggio da un cosmo organico a una visione meccanicistica del mondo. La tradizione partenopea rappresenta un laboratorio privilegiato per osservare questa trasformazione delle immagini della 'natura', dove convivono persistenze vitalistiche e nuove influenze dei moderni, sullo sfondo del declino dell'aristotelismo. Attraverso figure come Giovan Battista Della Porta, Salvator Rosa, Fabio Colonna, Nicola Antonio Stigliola, Ferrante Imperato, Marco Aurelio Severino e Tommaso Cornelio emerge un intreccio di magia, scienza, arti e filosofia che moltiplica le rappresentazioni della natura: maga, strega, madre, matrigna, "fabra", macchina. In questa pluralità di prospettive, è possibile individuare un filo rosso: la rimanenza di un'irriducibile sporgenza vitale che segna la lenta e incerta ridefinizione dei confini tra una natura viva e una natura macchina.