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Descrizione
Il volume delinea il profilo intellettuale e operativo di Antonio Paolucci, una delle figure più eminenti della cultura italiana contemporanea, raccogliendo venticinque saggi prodotti in un arco temporale che va dal 1990 al 2019. L'opera si presenta come un testamento spirituale e tecnico che affronta le sfide della tutela e della gestione del patrimonio, partendo dall'esperienza diretta di Paolucci come Soprintendente, Ministro dei Beni Culturali e Direttore dei Musei Vaticani. Il cuore del libro risiede nella difesa appassionata della centralità dello Stato come unico garante omogeneo della tutela artistica. Paolucci argomenta con lucidità contro i rischi del decentramento regionale e del federalismo demaniale, sostenendo che, sebbene la valorizzazione possa essere affidata agli enti locali, la protezione scientifica e conservativa debba rimanere una funzione unitaria nazionale. Questa visione si intreccia con una concezione moderna del museo, inteso non come un'istituzione isolata ma come un sistema integrato nel territorio. L'autore promuove infatti l'idea del "museo diffuso", convinto che l'identità italiana risieda proprio nella capillarità dell'arte che occupa ogni angolo delle città e dei piccoli centri storici. Un altro pilastro fondamentale degli scritti riguarda la metodologia della conservazione. Paolucci propone un cambio di paradigma, invitando a superare la logica dell'intervento di restauro straordinario in favore di una manutenzione programmata e di una conservazione preventiva costante. Questa "virtuosa managerialità" emerge chiaramente anche nel racconto delle sue grandi imprese amministrative, tra cui spicca la risoluzione dell'eredità Bardini a Firenze. Grazie alla sua tenacia, lo Stato ha potuto acquisire capolavori assoluti di Donatello e Antonello da Messina, rendendo finalmente accessibili al pubblico luoghi di inestimabile valore come Villa Bardini e il suo parco monumentale. In definitiva, la raccolta restituisce l'immagine di un funzionario esemplare che ha saputo unire la sapienza dello storico dell'arte alla pragmaticità del decisore politico. Gli scritti evidenziano la sua rara capacità di divulgatore, in grado di comunicare la bellezza del Paese pur restando vigile sui pericoli del turismo di massa e della privatizzazione del patrimonio. Il volume si configura dunque come uno strumento indispensabile per comprendere lo stato attuale e le prospettive future della gestione culturale in Italia, offrendo una visione lucida e talvolta disincantata sulle emergenze della salvaguardia nazionale.