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Descrizione
Nella lunga storia dell'impero bizantino, pochi sovrani incarnano con altrettanta nitidezza la contraddizione tra violenza del potere e grandezza di governo quanto Giovanni Zimisce. Salito al trono nel 969 attraverso la congiura e l'assassinio dello zio Niceforo II Foca, egli avrebbe potuto restare nella memoria come un usurpatore. Invece la storia lo consegna tra i più abili condottieri e diplomatici che Costantinopoli abbia mai espresso. In questo saggio, Gioacchino Strano ricostruisce con rigore e fluidità narrativa un regno breve ma denso - sette anni (969-976) - durante i quali l'impero si espanse tanto in Occidente quanto nel Vicino Oriente, portando le armate bizantine fin quasi alle porte di Gerusalemme. Il profilo che emerge non è quello del semplice guerriero: Zimisce si rivela stratega politico capace di tessere alleanze con la Chiesa e con la grande aristocrazia, mentre sul campo di battaglia esprimeva una tattica militare di rara efficacia. Un libro che invita a rileggere il Medioevo orientale attraverso la figura di un protagonista spesso trascurato dalla saggistica italiana - e che dimostra quanto la Bisanzio del X secolo fosse un laboratorio politico di straordinaria modernità.