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Descrizione
Al centro dell'indagine condotta in queste pagine è la specifica declinazione che Antonio Negri diede alla tradizione dell'operaismo italiano e, in particolare, alla "rivoluzione copernicana" compiuta da Mario Tronti in Operai e capitale. Ripercorrendo le tappe dell'itinerario teorico e politico del filosofo padovano, il libro - uscito nella sua prima edizione nel 2000 - si focalizza soprattutto sulla fase in cui l'attività di Negri si concentrò maggiormente su Marx e sulla rivisitazione delle tesi operaiste, ossia sul periodo compreso fra la seconda metà degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Ottanta. L'obiettivo principale è portare alla luce le tensioni che si annidano all'interno della teoria negriana e chiarire perché Negri, a dispetto di una insistita continuità con l'operaismo "classico", introduca nel proprio quadro teorico l'idea di una crisi della legge del valore, la tesi di una trasformazione del comando capitalistico in comando arbitrario e dispotico, l'immagine di una futura appropriazione da parte della forza lavoro sociale del proprio potenziale produttivo e del sapere accumulato nel sistema di macchine, oltre ad altri tasselli connessi ai precedenti e che poi torneranno in Empire e in altri celebri testi del XXI secolo.