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Preti «torinesi». Tra i concili di Trento (1563) e Vaticano II (1965): figure significative
€ 21,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Effatà Editrice |
| EAN | 9791256751570 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Religioni Biografie |
| COLLANA / SERIE | Le bussole |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Questo volume raccoglie sessantacinque profili di preti diocesani di Torino vissuti dal 1700 circa ai nostri giorni. Si tratta di preti ritenuti «significativi» perché sono emersi dalla media del clero diocesano del loro tempo e hanno lasciato una traccia, a volte notevole, nella vita della Chiesa, specie diocesana, e non raramente anche nella società civile; quindi merita tramandarne la memoria, anche per sottrarli a un oblio troppo precoce nella memoria storica diocesana. I profili, per la varietà e significatività, possono costituire una traccia di una storia del clero diocesano torinese degli ultimi tre secoli. Sono preti, chi più chi meno, secondo il modello «tridentino», proposto dal concilio di Trento (1545-1563) e dal magistero successivo fino al Vaticano II, e dalla predominante spiritualità presbiterale. Prete di buona spiritualità, dedito soprattutto alla predicazione e alla celebrazione dei sacramenti, ma non raramente anche capace di straordinarie iniziative di carità cristiana o di solidarietà. Prete «buon pastore», zelante, sul modello intramontabile di Gesù «il Buon Pastore» (che va alla ricerca della pecorella smarrita e poi se la carica sulle spalle), riproposto da papa Francesco e oggi da papa Leone. Il parroco, prima di tutto, alla stregua del «Curato d'Ars» per quanto concerne lo zelo pastorale, ma anche il predicatore, il professore, il giornalista, il superiore di seminario, il prete sociale, il prete contadino, il cappellano di fabbrica ecc. Un modello destinato a tramontare, in Occidente, nel passaggio da una società ancora fondamentalmente impregnata di principi cristiani (la cosiddetta «cristianità») a una società secolarizzata, tendenzialmente indifferente al fatto religioso. Come il concilio di Trento (seguito dal magistero successivo), in un periodo drammatico della vita della Chiesa, seppe delineare e proporre un tipo di prete adatto ai bisogni dei tempi e della gente, nella fedeltà al Vangelo e alla Tradizione, saprà la Chiesa del Vaticano II - la nostra - proporre un nuovo tipo o vari tipi di prete, richiesti dai nuovi «segni dei tempi»?