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Descrizione
Questo saggio ricostruisce in modo organico il pensiero estetico di Herbert Marcuse, mettendone in luce la portata critica e la possibile attualità. Al centro dell'analisi si trova il nesso tra arte ed eros: la dimensione estetica viene letta come spazio di liberazione dalle forme repressive della realtà, capace di custodire e anticipare immagini dialettiche di una vita diversa. Attraverso un confronto con i classici temi della società a una dimensione, della crisi dell'utopia e delle trasformazioni dell'arte contemporanea, il volume mostra come l'opera d'arte oscilli costantemente tra negazione e integrazione, promessa emancipativa e rischio di desublimazione. La forma artistica emerge come luogo privilegiato di resistenza, ma anche come campo attraversato da tensioni irrisolte. Nella parte conclusiva, l'indagine si apre agli scenari della società digitale e dell'intelligenza artificiale, interrogando la possibilità stessa di un'estetica della liberazione nell'epoca della simulazione e della produzione algoritmica.