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Da Marx a Goldman Sachs. Le finzioni del capitale fittizio e la finanziarizzazione dell'industria
€ 9,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Acro-Pòlis |
| EAN | 9791281581197 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Economia |
| COLLANA / SERIE | Acro-pòlis in folio |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Gli economisti classici hanno sviluppato la teoria del valore-lavoro per isolare la rendita economica, definita come l'eccedenza del prezzo di mercato e del reddito rispetto al costo socialmente necessario della produzione (valore in ultima analisi riducibile al costo del lavoro). Un mercato libero era un mercato privo di tali redditi "non guadagnati", un mercato in cui i prezzi riflettevano i costi effettivi di produzione o, nel caso dei servizi pubblici e delle infrastrutture di base, erano sovvenzionati al fine di rendere le economie più competitive. La maggior parte dei riformatori sollecitava e si aspettava che la terra, i monopoli e i privilegi bancari fossero nazionalizzati o, almeno, che i loro redditi gratuiti fossero tassati. In linea con la sua visione della storia, Marx si aspettava che l'attività bancaria fosse subordinata alle esigenze del capitalismo industriale. Gli investimenti azionari sembravano destinati a sostituire il "capitale usuraio" che risaliva all'antichità e al feudalesimo: debiti che si accumulavano con interessi composti superiori ai mezzi di pagamento, culminando in crisi caratterizzate da corse agli sportelli bancari e pignoramenti immobiliari.