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Heateconomy. Caldo, produttività, diseguaglianze
€ 28,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Franco Angeli |
| EAN | 9788835194255 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Economia, finanza e marketing Scienze sociali Economia Attualità e politica Scienze |
| COLLANA / SERIE | Gestione e organizzazione aziendale |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Secondo recenti stime dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), entro il 2030 il caldo estremo ridurrà del 2,2% le ore lavorate nel mondo (circa 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno) generando oltre 2.000 miliardi di euro di perdite economiche. La letteratura scientifica disponibile evidenzia, inoltre, come, con temperature oltre i 35 gradi, aumentino drasticamente affaticamento, errori e rischio di incidenti sui luoghi di lavoro: la sola riorganizzazione di turni e orari - così come la nuova "cogenza" degli hydration break - potrebbe limitare, contestualmente, pericoli e danni di produttività correlabili allo stress termico. Ma non eliminarli del tutto. Le aree più povere e i lavoratori più esposti fisicamente subiscono (e subiranno) gli impatti maggiori, mentre le economie più ricche dispongono di migliori strumenti di adattamento; con risultati differenti di plasticità fenotipica, effetto estremo dell'antropocene. Fenomeni come la "gentrificazione climatica" amplificano ulteriormente le sperequazioni economiche e sociali: quartieri (e siti produttivi) più freschi e meglio protetti dal calore diventano, progressivamente, meno accessibili alle fasce di popolazione più vulnerabili, definendo, così, nuove diseguaglianze su scala globale.