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Dio è contro l'aborto? E se avesse 12 anni?
€ 17,00
Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Youcanprint |
| EAN | 9791224802198 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Religioni Scienze sociali |
| LINGUA | ita |
Descrizione
Esistono domande alle quali la Chiesa ha già dato una risposta. E poi esistono domande che forse ha chiuso troppo presto. L'aborto è una di queste. «È una vita.» «È peccato.» «Non uccidere.» Ma cosa accade quando nel grembo c'è una vita innocente e il corpo che la porta appartiene a una bambina di dodici anni violentata da un adulto? Cosa accade quando continuare una gravidanza mette seriamente in pericolo la vita della donna? Quando una diagnosi prenatale rivela una condizione incompatibile con la sopravvivenza? Quando incesto, abuso, coercizione e trauma entrano nella stessa stanza nella quale la Chiesa continua a pronunciare semplicemente: «Non abortire»? Questo libro nasce per entrare precisamente in quella stanza. Non è un manifesto pro-aborto, né una difesa delle risposte cristiane tradizionali così come vengono spesso pronunciate. È un'indagine teologica che difende radicalmente il valore della vita prenatale e, nello stesso momento, rifiuta di rendere invisibile la vita della persona che quella gravidanza deve portarla nel proprio corpo. Attraverso esegesi biblica, greco ed ebraico, cristologia, antropologia teologica, hamartiologia, pneumatologia, demonologia, bioetica, medicina, psicologia, storia e diritto, vengono riaperte questioni che raramente convivono nello stesso libro. Che cosa significa essere una persona? Quando comincia una vita umana? Geremia 1:5 e Salmo 139 parlano realmente dell'aborto? Che cosa dice Esodo 21:22-25? Perché Gesù, pur conoscendo il futuro dell'umanità, non formula mai nei Vangeli una dottrina esplicita sull'aborto? E che cosa possiamo davvero dedurre dal Suo silenzio? Poi il libro abbandona l'astrazione. Entra nello stupro, nell'abuso sessuale infantile, nell'incesto, nel corpo di una minore sottoposto a una gravidanza che non ha scelto, nelle conseguenze del parto, nella donna che porta per anni ciò che il carnefice può averle imposto in pochi minuti. Entra nella responsabilità dell'uomo che può scomparire mentre tutti continuano a interrogare la madre. Entra nelle comunità che esercitano per mesi una pressione spirituale enorme affinché una vittima continui la gravidanza e che, dopo la nascita, rischiano di tornare tranquillamente alla propria vita. Una Chiesa può definirsi pro-life se è presente fino alla nascita e assente durante la vita che viene dopo? Ma riconoscere i casi estremi non significa rendere moralmente neutro ogni aborto. Le fasi avanzate della gravidanza, lo sviluppo fetale, la vitalità e il confine tra interruzione della gravidanza e soppressione della vita prenatale costringono anche il mondo pro-choice ad affrontare domande scomode. Il "grigio" esiste nella teologia morale cristiana? Sì. Ma il grigio non cancella il bene e il male. Significa riconoscere che stupro, pedofilia, incesto, pericolo materno, condizioni fetali incompatibili con la sopravvivenza e una gravidanza conseguente a un rapporto consensuale non possono essere compressi dentro un'unica formula morale. E infine rimane la domanda più importante: che cosa vorrebbe Gesù per lei? Non teoricamente. Concretamente. Se Cristo entrasse nella stanza di una donna terrorizzata o si sedesse accanto a una dodicenne incinta del proprio violentatore, vedrebbe soltanto il bambino nel suo grembo? O vedrebbe due innocenti travolti dal peccato di qualcun altro? Dio è contro l'aborto? E se avesse 12 anni? non promette una risposta comoda. Fa qualcosa di più pericoloso: costringe entrambe le parti a guardare ciò che hanno imparato a non vedere. Alla Chiesa domanda se abbia confuso la difesa della vita con la difesa della nascita. Alla cultura contemporanea domanda se la libertà possa rendere irrilevante la vita prenatale. Al padre domanda dove sia. Al carnefice restituisce la colpa. Alla vittima restituisce il volto. E al lettore lascia una domanda dalla quale nessuna teologia cristiana dovrebbe fuggire: se Gesù fosse realmente nella stanza, riconoscerebbe nelle nostre risposte il Suo c