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Ombre rosse. Tra la crisi del capitalismo e quella dello Stato sociale
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Dettagli
| FORMATO | Brossura |
| EDITORE | Mannarino |
| EAN | 9791259660862 |
| ANNO PUBBLICAZIONE | 2026 |
| CATEGORIA |
Scienze sociali |
| LINGUA | ita |
Descrizione
In Italia, come in altri paesi capitalisticamente avanzati, i contratti a tempo determinato e i working poor (sottoccupati) sono due fenomeni diffusi e rilevanti. Eppure, per la propaganda politica dell'attuale Governo, con la complicità di buona parte delle opposizioni, tali evidenze non esistono. Nei primi anni settanta del XX secolo, con la fine del "pieno impiego", il modello dello Stato sociale è andato in crisi: la P. A. non riusciva creare più posti di lavoro di quanti ne venivano distrutti. Non appena si sono aperte le prime crepe, le forze liberiste, che erano state silenziate per un determinato arco temporale, hanno ripreso le redini della società, riproponendo forme contrattuali flessibili e l'atavica concorrenza tra i lavoratori, per tenere bassi i salari. Dal suo canto, il movimento dei lavoratori, invece di prendere atto che c'era la possibilità di percorrere la strada sterrata e tortuosa della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, pur riconoscendo le difficoltà a riprodurre la forma del lavoro salariato, ha continuato, nella maggior parte delle situazioni concrete, ad agire come se questo cambiamento non fosse mai intervenuto. Il terrore di cadere nel "nulla assoluto" della disoccupazione, ha spinto e continua a spingere i salariati ad aggrapparsi con le unghie e con i denti allo svolgimento di quei compiti assegnati dai datori di lavoro e dal potere del capitale, nonostante quelle mansioni siano risultate o risultino deleterie per l'intera società. I rapporti di lavoro precario, che sono esplosi negli anni novanta, del secolo scorso, rappresentano forme mascherate della disoccupazione.